Danza e Psicologia con Carlotta Costantini

In questo articolo parleremo non solo di danza ma anche di psicologia. Cercheremo dunque di capire la relazione tra questi due mondi apparentemente lontani. Il mondo artistico a cui appartiene la danza ed il mondo scientifico a cui appartiene la psicologia. La danza ha effetti benefici sulla nostra salute oltre che fisica, mentale? Cosa lega la danza alla psicologia? Cosa s’intende per Imagery? Il mental training nella danza, può essere utile? La danza può essere usata come terapia o può affiancarsi alle terapie “tradizionali”? Ne parliamo con Carlotta Costantini.

 

psicologia e danza carlotta costantini intervista

Copy Dual Exposure

 

Ciao Carlotta e benvenuta su Movimentoeballo. Innanzitutto ti chiederei di raccontarci quando e come ti sei avvicinata alla danza e di cosa ti occupi nella vita?

Ciao e grazie per l’invito, è un piacere condividere con voi il mio percorso e le mie conoscenze. Conservo ancora un video in cui a 3 anni mi diverto a ballare nel salotto di casa Asereje delle Las Ketchup. Probabilmente la mia passione per il ballo inizia così, in modo istintivo, tanto che all’età di 6 anni, i miei genitori mi iscrivono ad una scuola di danza hip-hop. Le prime soddisfazioni arrivano di lì a poco quando a 8 anni durante un concorso a Riccione la Giuria presieduta da Daniele Baldi mi invita a salire sul palco per dedicarmi un tributo personale. A quell’età non ci si rende ben conto di quello che ti capita e ti vivi tutto in modo divertente senza uno scopo preciso.

Dopo aver partecipato a diversi stage e concorsi, su consiglio di Garrison Rochelle, decido di iscrivermi ad una scuola di danza per studiare balletto classico.

DANZA, VIAGGI, ESPERIENZE

Proseguo quindi i miei studi della danza classica sostenendo annualmente gli esami con il metodo Royal Academy of Dance e mi diplomo all’età di 15 anni. Nel 2011 supero l’audizione per il Balletto di Toscana. Poco dopo vinco i campionati Italiani FIDS per due anni consecutivi. Partecipo a diversi stage in Italia e all’estero presso diverse accademie tra cui:  l’Ecole de Dance di Rosella Hightower a Canees, l’English National Ballet a Londra. Mi aggiudico diversi premi e borse di studio. Nel 2014, vinco una borsa di studio per l’Alvin Ailey American Dance Theater di New York. Qui, prendo parte allo stage della durata di 2 mesi e ottengo una borsa di studio per frequentare l’accademia.

Nel 2017 e nel 2018 sono stata selezionata per i Casting di Amici e al WDM di Castellana Grotte ho vinto una borsa di studio per 4 anni all’AMDA di New York e una borsa di studio per la Pace School of Performing Arts. Nel Settembre 2018 ho partecipato al tour “Al centro” di Claudio Baglioni e nel 2019 ho ottenuto il diploma di qualifica tecnica.

 

L’INSEGNAMENTO E GLI STUDI UNIVERSITARI

Posso dire di aver trascorso gli anni della mia infanzia fino a quelli dell’adolescenza dividendomi tra i banchi di scuola e la sala di danza. Il messaggio che vorrei dare è che per me la danza ha rappresentato una disciplina che ha influito in modo determinante nella crescita sia personale che artistica favorendone anche l’aspetto relazionale. Da qualche anno questa passione mi ha portata ad insegnare danza moderna in alcune scuole ad indirizzo professionale. Ancora oggi proseguo con questa esperienza che mi sta dando molte soddisfazioni. Oltre alla danza porto avanti i miei studi in Psicologia. Sono laureata in Psicologia dell’Educazione e sto per conseguire la Laurea magistrale in Psicologia Clinica e di Comunità.

 

psicologia e danza

Ph Riccardo Gregolin

 

Sul tuo profilo Instagram si parla di due mondi apparentemente lontani: uno più artistico legato alla danza e l’altro più scientifico legato alla psicologia. Come è nata l’idea di questo tuo, curioso, spazio social?

Come capita spesso, i progetti maturano con il passare del tempo. L’arte della danza e lo studio della psicologia presentano molti punti di contatto. Infatti, un danzatore che desidera ottenere una buona performance, oltre che allenare costantemente il proprio corpo deve anche lavorare molto sulla propria mente. Pensiamo ad esempio allo stress psicofisico a cui si viene sottoposti quando ci si presenta ad un’audizione o ad un concorso. In pochi minuti ci si gioca la possibilità di entrare in un’accademia prestigiosa o di vincere un premio. Sono momenti importanti in cui anche l’aspetto psicologico può fare la differenza.

DANZA E PSICHE

Ho deciso così di creare una pagina in cui mostrare le mie esperienze come ballerina, le mie creazioni coreografiche e il mio percorso di studi. Ritengo che i contenuti possano essere utili come spunti di riflessione a molti danzatori ma non solo. La Psicologia è una disciplina che parla di vita, ogni cosa che studio da ormai 5 anni è legata a comportamenti umani che appartengono ad ognuno di noi e questo mi affascina molto. Per la Laurea Triennale, quindi, avevo deciso di trattare il tema della relazione mente e corpo nella danza e questo mi ha permesso di scoprire i molteplici benefici che questa arte comporta a livello psicofisiologico.

La danza può essere usata come strumento terapeutico? Può servire ad allontanare i nostri “mostri”?

L’uso della Danza come rituale terapeutico risale ai primordi della storia umana, ma la Danzaterapia è una professione relativamente nuova. La danza inizialmente era un gesto simbolico che apparteneva alle tribù, tanto che veniva utilizzata come strumento rituale per celebrare eventi della vita quotidiana come ad esempio la caccia. Con il tempo diventò invece uno strumento di espressione di stati emotivi e di disciplina dell’anima. La psicologia infatti, basandosi anche sulla storia, si è sempre occupata di studiare ciò che intercorre tra mente e corpo al fine di comprendere i motivi alla base di un determinato comportamento umano.

A partire da questo, Carl Jung, nei primi anni del Novecento, iniziò ad osservare e a studiare attentamente i fenomeni motori inconsci. In un articolo pubblicato intorno al 1916 egli sosteneva che il movimento espressivo del corpo fosse uno dei modi di dar forma all’inconscio. In seguito alle teorie di Jung, diverse danzatrici americane, cominciarono a sperimentare tecniche terapeutiche attraverso l’utilizzo del movimento.

DANZA MODERNA E DANZATERAPIA: QUANDO L’ARTE INCONTRA LA PSICOLOGIA

 

psiche e danzaterapia

 

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La nascita della Danzaterapia così ebbe inizio intorno al Novecento grazie allo sviluppo di un movimento di pensiero chiamato Modern Dance.
La Danzaterapia nacque, in particolare, a partire da Isadora Duncan (1877-1927) che creò una danza libera, spontanea, spogliata degli accademismi e del formalismo del balletto classico e finalizzata alle capacità espressive e comunicative dell’uomo, celebrando l’unità di anima e corpo. Questi danzatori americani intorno agli anni Quaranta avviarono l’esperienza della danza come terapia all’interno di strutture psichiatriche e, alla base di tutti i loro approcci vi era la consapevolezza che il corpo e la psiche fossero correlati. Fra le pioniere della Danzaterapia ricordiamo Marian Chace (1896-1970) e Trudy Schoop (1903-1999).

MARIAN CHACE

Marian Chace, danzatrice in una compagnia di New York e poi insegnante di una scuola a Washington, intorno agli anni Trenta, osservando i suoi allievi durante le lezioni di danza, iniziò a concentrarsi sugli aspetti emotivi connessi al movimento. Propose poi, una serie di atelier di danza incentrati sulla relazione non verbale e sulla profondità del linguaggio corporeo. Nel 1942 iniziò a lavorare all’interno di un’Ospedale Psichiatrico di Washington proponendo un progetto educativo e riabilitativo per persone affette da schizofrenia, depressione e isteria, favorendo il potenziale gestuale espressivo dei pazienti e la liberazione delle loro emozioni “bloccate”. L’uso della Danza come strumento terapeutico nacque così nel 1966, con la fondazione dell’American Dance Therapy Association, da parte di Marian Chace.

TRUDY SCHOOP

Un’altra importante fondatrice fu Trudy Schoop, danzatrice Svizzera che fin da piccola iniziò a comporre danze per esternare i suoi sentimenti. Affermò di essere guarita grazie alla Danza perché quest’ arte le permetteva di dare forma alle sue paure e di accettarle come parti del Sé. Anche lei, come Marian, negli anni Cinquanta si trasferì in California per lavorare in una clinica psichiatrica. Lei però adottò un approccio artistico basato sull’uso dello spazio e sul ritmo. Trudy Schoop riteneva che ogni persona avesse un talento artistico e che manifestandolo si potessero esprimere i propri mali e ci si potesse sentire vivi.

DANZA E PSICOLOGIA – Esiste una correlazione tra la personalità di un individuo e il genere di ballo che sceglie di praticare? 

Nel 1900 il ballerino e coreografo Rudolf Von Laban altro fondatore della dance-therapy e della Danza Movimento Terapia, teorizza l’ipotesi di un legame tra azione motoria e stati emotivi. Definisce la danza uno strumento atto a rivelare molte caratteristiche individuali, come gli stati d’animo e i tratti di personalità. La scelta del genere di ballo a cui dedicarsi può rivelare una maggiore o minore sintonia con certi “ruoli sociali e psicologici”. Partendo da queste considerazioni, presupponendo che la musica evoca forti emozioni e che queste possono essere espresse attraverso il corpo, uno studio del 2010 ha indagato la relazione tra i tratti della personalità e lo stile di ballo.

 

 

ballo e psicologia studi

 

I ricercatori hanno selezionato 60 soggetti ed hanno registrato in digitale i loro movimenti corporei, attraverso la tecnologia motion-capture, mentre ballavano spontaneamente diversi generi musicali. E’ stato poi possibile raggruppare e classificare i movimenti in base a cinque tratti di personalità. I tratti di personalità individuati fanno riferimento alla teoria dei fattori di Eysenck nella quale gli estroversi, ricercano stimolazioni esterne per ottenere un certo livello di stimolazione interna e gli introversi tendono ad evitare la stimolazione esterna per evitare un eccesso di stimolazione interna.

 

RISULTATI

1 Tratto estroversione: legato a soggetti che esprimono molta energia nel ballo e valorizzano i movimenti della  testa e delle braccia soprattutto quando ballano musica rock;
2 Tratto apertura: legato a movimenti ritmici in verticale e uniformi quando ballano musica techno;
3 Tratto coscienziosità: i soggetti che appartengono a questa categoria compiono movimenti ampi delle mani e tendono a invadere lo spazio della pista da ballo;
4 Tratto gradevolezza: legato a movimenti lenti e deboli delle mani, a spostamenti corporei destra/sinistra, quando ballano ritmi latini;
5 Tratto nevrosi: i soggetti danzano in uno spazio contenuto e compiono movimenti a scatti quando ballano;
6 Tratto introversione: mostrato da soggetti che esprimono un certo contenimento nell’espressione dell’emotività mentre ballano.

Da questa ricerca è emerso che lo stile di ballo è influenzato dai tratti della personalità. Inoltre lo studio ha evidenziato che esiste una correlazione tra i diversi tratti di personalità e diversi modi di rispondere a particolari generi musicali.

Carlotta, come si affronta il palcoscenico, un’audizione, un congresso…? Quali atteggiamenti potrebbero portare beneficio alla nostra performance e quali potrebbero invece ostacolarci a scapito dell’esibizione? Cosa dice la psicologia a riguardo?

Il mental training è definibile come insieme di strategie che ha lo scopo di aiutare gli atleti ad acquisire quelle mental skills utili al miglioramento delle prestazioni in allenamento e in gara. Per vincere ci vogliono “gambe, cuore e testa”, oltre alle capacità fisiche e motorie sono fondamentali il controllo emotivo sulle situazioni e le abilità mentali sviluppate ed allenate. L’allenamento fisico va di pari passo con l’allenamento mentale, e qui entra in gioco lo Psicologo dello Sport.
Le basi del mental training sono: il rilassamento, il goal setting, l’imagery, l’arousal, l’attenzione, la concentrazione e la gestione dello stress.

 

Carlotta costantini danzaterapia

Ph Federica Biasin

 

Allineare queste capacità con costanza è fondamentale per ottenere buoni risultati. La concentrazione non migliora imponendo alla mente di fare attenzione, ma liberandola dai fattori distraenti e aiutandola ad immergersi nel presente (nel qui e ora). I fattori di distrazione possono essere esterni (suoni, rumori, ostilità di qualcuno) o interni (pensieri negativi come il “non ce la faccio”). Il percorso di mental training ha lo scopo di far acquisire al performer gli strumenti necessari per attenuare o eliminare questi fattori. L’obiettivo si raggiunge attraverso la capacità di identificarli e discuterne con i compagni o l’allenatore.

Per quanto riguarda le abilità mentali nella danza, esse sono: la concentrazione, l’immaginazione mentale, il dialogo con se stessi, la memoria, l’interpretazione e la volizione.

CONCENTRAZIONE

Quando parliamo di concentrazione ci riferiamo alle tecniche di autocontrollo da adoperare così da evitare le emozioni negative che ostacolano l’attività da svolgere, come ad esempio la gestione dello stress o l’ansia da prestazione. La concentrazione è una condizione mentale che consente di focalizzarsi sull’obiettivo attraverso uno stato di motivazione generale. Prevede quindi un recupero di energia e determina una condizione piacevole di benessere.

IMMAGINE MENTALE

Per immagine mentale, s’intende la tecnica di allenamento mentale in cui viene proiettata e ripetuta la propria prestazione. Chiamata in termini tecnici imagery o visualizzazione è caratterizzata dal rappresentare immaginativamente l’esecuzione del gesto atletico senza che questo venga necessariamente messo in pratica.

Le tecniche di imagery consentono di sviluppare la consapevolezza dei propri stati interni in quanto una delle sue caratteristiche principali è la vividezza, ossia la capacità dell’atleta di provare le medesime sensazioni (visive, uditive, cinestetiche..) che avvertiva durante la prestazione sportiva.

 

Psicologia e danza carlotta costantini

Ph Mg98photographer

 

SELF-TALK E AROUSAL

Quando parliamo invece di self-talk, ci riferiamo ai pensieri interni che l’atleta si ripete durante la performance (dialogo interno). Quest’ abilità diventa importante quando parliamo di arousal: il saper dialogare con se stessi è importante al fine di riconoscere i pensieri inappropriati e trasformarli in pensieri che agevolano la prestazione favorendone il giusto livello di attivazione.

MEMORIA

La memoria invece è intrinsecamente legata all’intelligenza corporeocinestetica di Gardner.
Il ballerino che possiede questa intelligenza è in grado di conoscere e padroneggiare il proprio corpo e grazie ad esso è capace di comunicare i propri sentimenti.

 

INTERPRETAZIONE

Essere coinvolti emotivamente durante l’esecuzione coreografica permette al ballerino di entrare in contatto con il pubblico e quindi di suscitare maggiore interesse. Si parla quindi di “interpretazione”.

VOLIZIONE

Infine, ma non perché meno importante, la volizione intesa come motivazione a lungo termine è un’abilità fondamentale al fine di intraprendere ogni gara o performance con lo spirito giusto: la volizione in un danzatore dev’essere sempre presente. Il successo di un ballerino è anche il risultato della sua grande tenacia.

 

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Carlotta costantini

Ph Federica Biasin

 

Quali sono le caratteristiche utili a un ballerino/a per riuscire a progredire lungo il suo percorso nella danza?

Io credo che alla base debba esserci una forte passione ma che la parola chiave per riuscirci sia “determinazione”: il ballerino deve essere mentalmente forte, deve lavorare con il proprio fisico quindi deve essere determinato nel mantenerlo sano e allenato, inoltre deve fare sicuramente tanti sacrifici e dedicarsi con costanza allo studio della danza. Il lavoro sodo ripaga sempre, ma non nego anche che trovare fin da subito il giusto insegnante sia importante. La Scuola “giusta” che ti “cresce” correttamente e consapevolmente fino a farti spiccare il volo credo sia fondamentale per la realizzazione del proprio sogno.

Come possiamo gestire un fallimento? Un provino andato male, una coreografia sbagliata, una reazione del pubblico inattesa..

I fallimenti fanno parte della vita, bisogna essere resilienti e non mollare mai. Avere autostima in questi casi è importante e personalmente credo che ognuno di noi prima o poi riuscirà a trovare il suo piccolo spazio nel mondo. Sono molto positiva in questo.

“Non mi piaccio nei video!” Perché riguardando un proprio video mentre si balla, non ci si piace mai?

Ahah quanto è vero! Noi ballerini siamo ipercritici! Io ad esempio quando vengo ripresa riguardo il video mille volte per capire in cosa mi piaccio e in cosa devo migliorare. E credo che il video sia utile proprio per questo, perché un conto è ballare e un conto è vedere se stessi ballare. Spesso le percezioni sono completamente differenti, perché mentre si balla entrano in gioco le emozioni, mentre guardando un proprio video secondo me si vedono le cose in una prospettiva più distaccata e razionale.

Problemi nell’ improvvisazione: non riesco a lasciarmi andare, non mi vengono in mente i passi eppure ne conosco molti. Come posso fare?

Secondo me, quando si improvvisa non si deve pensare. Bisogna lasciarsi trasportare dalla musica e dalle emozioni che essa scaturisce in noi. Credo che l’improvvisazione sia una dote associata alla creatività e al coraggio di mostrarsi per ciò che si è senza timore di essere giudicati da noi stessi o da chi ci guarda. Chi non ha questa predisposizione naturale a lasciarsi travolgere dal ritmo, può comunque lavorarci e migliorare.

 

Grazie mille Carlotta per aver accettato il nostro invito! E grazie per averci parlato delle tue passioni: la danza e la psicologia. A presto

Grazie a Voi per l’invito è stato un piacere!

 

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Ti ricordo che puoi trovare i contatti di Carlotta Costantini nella Biografia sotto questo articolo! Ti invito a seguirla sul suo profilo Instagram che personalmente trovo molto interessante 🙂

 

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Autori

  • Comincio a ballare all’età di 6 anni. Fin da bambina partecipo a workshop e concorsi di danza. Su consiglio di Garrison Rochelle, decido di iscrivermi ad una scuola di danza per studiare balletto classico. Proseguo quindi i miei studi della danza classica sostenendo annualmente gli esami con il metodo Royal Academy of Dance e mi diplomo all’età di 15 anni. Nel 2011 supero l’audizione per il Balletto di Toscana. Poco dopo vinco i campionati Italiani FIDS per due anni consecutivi. Partecipo a diversi stage in Italia e all’estero presso diverse accademie tra cui: l’Ecole de Dance di Rosella Hightower a Canees, l’English National Ballet a Londra. Mi aggiudico diversi premi e borse di studio. Nel 2014, vinco una borsa di studio per l’Alvin Ailey American Dance Theater di New York. Qui, prendo parte allo stage della durata di 2 mesi e ottengo una borsa di studio per frequentare l’accademia. Nel 2017 e nel 2018 sono stata selezionata per i Casting di Amici e al WDM di Castellana Grotte ho vinto una borsa di studio per 4 anni all’AMDA di New York e una borsa di studio per la Pace School of Performing Arts. Nel Settembre 2018 ho partecipato al tour “Al centro” di Claudio Baglioni e nel 2019 ho ottenuto il diploma di qualifica tecnica. Oggi insegno danza moderna in alcune scuole a indirizzo professionale del mio paese.

  • Autore e Fondatore di MOVIMENTOEBALLO.COM Mi avvicino alle danze caraibiche nel 2007, senza alcuna predisposizione al ballo. Comincio per sfida, mi innamoro e trasformo il ballo nel mio lavoro principale. Sono un insegnante di Danze caraibiche, Kizomba e Hip Hop. Ho insegnato in diverse scuole e palestre del Nord Italia, ho inoltre tenuto corsi di Zumba e Aerobica. Negli ultimi anni mi sono avvicinato molto alla danza contemporanea e moderna. Ho creato questo sito per dare la possibilità alle persone di avvicinarsi gratuitamente al mondo del ballo e del movimento. L intento è di fornire stimoli, informazioni utili, curiosità al lettore.

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